Sequenza sismica nel centro Italia (Agosto-Ottobre) 2016

Il terremoto dagli effetti più disastrosi sulle costruzioni mai misurato in Italia.

E’ in linea il report scientifico sulle caratteristiche sismologiche ed ingegneristiche degli eventi più dannosi della sequenza (a cura di ITC-CNR, consorzio ReLUIS, Università di Napoli Federico II e INGV)

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Il tragico terremoto del 24 agosto si è rilevato essere solo l’inizio di una sequenza sismica ben più energetica e distruttiva. Al di là dell’aspetto umano, comunque prevalente, le notizie pubblicate dagli organi di stampa sono in generale poco precise, quando non completamente sbagliate. Si fa spesso riferimento a concetti assolutamente illogici sotto l’aspetto tecnico (ad esempio: proporzione tra sabbia e cemento nelle costruzioni in muratura, immaginaria pericolosità dei solai in calcestruzzo armato, apparente maggiore sicurezza di una tipologia costruttiva rispetto ad altre, rimedi «magici» non applicati, etc.).

I ricercatori di ITC-CNR, insieme al consorzio ReLUIS, all’Università di Napoli Federico II e all’INGV, hanno lavorato ininterrottamente sui dati sismici raccolti giorno dopo giorno ed hanno elaborato un report di confronto dei quattro eventi più forti registrati: Mw 6.0 del 24/08/2016, Mw 5.4 e Mw 5.9 del 26/10/2016, e Mw 6.5 del 30/10/2016. Il report, che può comunque essere oggetto di aggiornamenti e modifiche nei prossimi giorni, è disponibile qui.

L’obiettivo è fornire un quadro generale sulle caratteristiche principali degli eventi e delle accelerazioni al suolo registrate nelle zone più colpite. Sono anche forniti semplici indicatori della risposta strutturale associata a tali segnali.

In occasione di eventi sismici di magnitudo rilevante, le zone epicentrali sono quelle in cui si concentra il maggior numero di danni strutturali. Nel caso specifico, l’evento di magnitudo 6.5 del 30/10/2016, pur non essendo il più energetico verificatosi in Italia, è stato caratterizzato da valori di accelerazione che, se confermati, sono i più alti mai registrati nel nostro Paese (c’è da dire che, a differenza di quanto avveniva in passato, la rete accelerometrica italiana è oggi molto più densa e, probabilmente, le misure effettuate in passato non hanno registrato i valori più elevati dello scuotimento del suolo). Il valore del massimo picco di accelerazione orizzontale registrato il 30 Ottobre è stato pari a 0.96g: quasi quanto la forza di gravità!

E’ anche noto che, nelle zone epicentrali, il moto del suolo è generalmente più dannoso per le costruzioni più rigide. Questo fenomeno, verificatosi anche durante la sequenza in questione, è stato accoppiato anche alla scarsa resistenza di parte del patrimonio edilizio colpito. Da questo punto di vista, l’occorrenza dell’evento di magnitudo 6.5 in seguito ad altri eventi già distruttivi ha fatto si che molti crolli, avvenuti anche per meccanismi di accumulo del danno, si siano verificati “fortunatamente” in zone già evacuate, evitando un bilancio ancora più grave in termini di vittime.

Eugenio Chioccarelli
ITC-CNR Ricercatore

Prof. ing. Antonio Occhiuzzi
ITC-CNR — Direttore

 

novembre 11, 2016 in News

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